COS'E' LA PSICOMOTRICITA'

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Indice
COS'E' LA PSICOMOTRICITA'
CHI E' LO PSICOMOTRICISTA
Impugnatura scorretta
TERAPIA PRECOCE
La disgragfia
il trattamento della disgrafia
PSICOMOTRICITA' E SINDROME DI RETT
IL GIOCO
MOTIVAZIONE AD APPRENDERE
L'evoluzione del disegno
Tutte le pagine

La psicomotricità è una disciplina che prende in considerazione l’uomo nella sua globalità ed il suo obiettivo principale può essere identificato nel consentire un’integrazione armonica degli aspetti motori, funzionali, affettivi, relazionali e cognitivi.

Nata all’interno dell’ambito medico (neuropsichiatrico), la psicomotricità affida un ruolo preminente al corpo, al movimento e all’azione considerati gli elementi fondamentali per apprendere e operare sulla realtà ed in relazione costante e significativa con l’ambiente. In particolare, valorizza il corpo in movimento, con le sue specifiche modalità d’espressione ed il suo linguaggio. Attraverso esso, il suo agire e il suo relazionarsi, l’individuo esprime la propria identità, i suoi bisogni e le sue difficoltà. Il corpo in psicomotricità è inteso, dunque, come soggetto di azione e di relazione con il mondo e, per questo, è importante favorire la sua espressione canalizzando in modo consapevole e mirato le risorse e gli stimoli spontanei dell’individuo nel corso del suo sviluppo evolutivo. Tale sviluppo è unitario, essendovi una stretta relazione fra motricità e intelligenza e fra azione e pensiero: è con il corpo e le sue realizzazioni motorie che l’individuo struttura il suo Io e acquisisce la sua autonomia; ed è sempre attraverso il corpo che soprattutto il bambino, ma anche l’adulto,  esprime i propri desideri e bisogni.

La stretta relazione fra corpo e mente, valida soprattutto nel bambino, ma non solo, chiarisce come sia proprio attraverso l’agire corporeo, con tutte le sue modalità espressive e comunicative non verbali, che i soggetti pensano, imparano, creano e si relazionano. Ecco che la psicomotricità riguarda l’uomo nella sua totalità, nel suo rapporto con se stesso e con l’ambiente. Per questi motivi, essa si applica sia a livello individuale che di gruppo e in qualsiasi stadio: età evolutiva, età adulta, anziano. L’intervento psicomotorio si presenta come un mezzo per favorire e migliorare le risorse dell’individuo, le sue potenzialità e per creare un’armonia ed una presa di consapevolezza delle capacità, oltre che dei limiti di ciascun soggetto. La presa in carico psicomotoria mira a mobilizzare e potenziare ogni possibile risorsa della persona e del suo contesto, oltre che intervenire sul sintomo, sul disagio o sul deficit nel rapporto con l’individuo, gli oggetti e gli altri. Altro ambito di applicazione della psicomotricità è quello preventivo-educativo che si realizza soprattutto in gruppo. In questo caso, l’obiettivo è quello di prevenire o di evidenziare eventuali problematiche latenti o a rischio e di favorire, attraverso il lavoro nel gruppo, lo sviluppo del soggetto nella sua totalità e interdipendenza fra agire, pensare, comunicare, sentire, percepire.

L’intervento psicomotorio, a qualunque livello appartenga, va dunque interpretato secondo il parametro della qualità, del benessere, del miglioramento conseguito globalmente dall’individuo, dove il movimento agevola anche la comunicazione e la relazione con l’ambiente che lo circonda. Ecco che, dunque, l’intervento potrà mirare ad integrare tra loro diverse componenti:

  • La  componente dell'organizzazione dell'attiv ità motoria che si sviluppa nel bambino secondo tappe predeterminate (il tono muscolare, l’equilibrio, la coordinazione dei movimenti ),  che si evolve nel cor so dell’infanzia fino a stabilizzarsi alla soglia dell’adolescenza e che va gradualmente a deteriorarsi con l’avanzare dell’età e a determinare alcune disabilità quali, ad esempio, goffaggine, difficoltà nel mantenimento dell’equilibrio o nella lateralizzazione.
  • La componente emotiva che si manifesta nell’espressione corporea della persona, nel proprio vissuto corporeo, che si esterna nel linguaggio non verbale (stato tonico, tipo di postura, di gestualità, autopresentazione, ossia il modo di atteggiarsi)  e che comprende i fattori determinanti della modalità di comunicazione sociale di ciascun individuo. I problemi relativi a questa sfera riguardano, ad esempio, l’inibizione psicomotoria, alcune forme di maldestrezze, l’alterazione della percezione del proprio corpo, stati di tensione, depressione…
  • La componente cognitiva. Questa componente entra in gioco quando il movimento richiede una programmazione intenzionale dell’ordine della sequenza di singoli movimenti da compiere in funzione di uno scopo fissato in partenza e del loro controllo cosciente durante la loro esecuzione. Si tratta di un insieme di azioni definite prassie. Le difficoltà prassiche si possono manifestare nella pianificazione di un’azione o sequenza motoria, nella riproduzione di modelli (imitazione) o anche nell’esecuzione delle attività manuali del quotidiano (vestirsi, cucinare,…). L’intervento psicomotorio permette, pertanto, di intervenire, migliorare e potenziare un’ampia gamma abilità e competenze quali la respirazione, l’equilibrio, la percezione del proprio corpo, la lateralizzazione. Parallelamente alle ricerche neuropsichiatriche, fino ai giorni nostri si sono creati diversi metodi educativi e terapeutico - riabilitativi rivolti sia al bambino che all’adulto. Le tecniche maggiormente in uso vanno dalla ginnastica a corpo libero e con attrezzi, la ritmica, alcune forme di rilassamento e di massaggio, il dialogo tonico, il gioco motorio e il gioco simbolico, l’espressione corporea e la drammatizzazione, l’espressione grafica, agli esercizi di percezione del corpo, di percezione spaziale e di organizzazione delle azioni finalizzate


 

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