MOBBING

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MOBBING
Stalking
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Cosa si intende per Mobbing?

Mobbing è un termine che l'etologo Konrad Lorenz utilizzò per descrivere in ornitologia i comportamenti difensivi di un gruppo ai danni di un singolo individuo considerato pericoloso per la sopravvivenza dello stormo.

Trasposto nell'area lavorativa, il Mobbing descrive tutti quei comportamenti messi in atto da un gruppo di colleghi tesi a escludere e a eliminare un altro collega dal gruppo utilizzando piccole vessazioni quotidiane che portano la vittima all'esasperazione e gradualmente alle dimissioni.

Le tecniche sono le più disparate, si va dalla dequalificazione professionale, al dispetto continuo (spostare le cose sulla scrivania della vittima), all'esclusione sociale, alla maldicenza, all'umiliazione pubblica, alla critica continua del lavoro, al non passare le informazioni che la persona necessita per svolgere bene il proprio lavoro.

Solitamente la vittima è una persona che, per le sue caratteristiche, rappresenta una minaccia per il gruppo di colleghi o per la dirigenza aziendale.

Le ragioni possono essere le più disparate: per esempio.

- grande produttività: ricordo di una persona che venne inserita in un'ufficio amministrativo dove i colleghi erano totalmente demotivati, arrivavano tardi, facevano moltissime assenze e non lavoravano. Il nuovo collega, giovane neo-laureato pieno di idee e volitivo, ha cominciato ha lavorare in modo produttivo ed efficace, mettendo in risalto l'apatia degli altri. In breve fu oggetto di maldicenze, di scherzi anche pesanti, di offese e di denunce rivelatesi poi infondate... La persona che lavorava era diventata un pericolo per il gruppo....e quindi come tale andava eliminata.

- Per capacità: una persona in un gruppo può diventare scomoda per la sua capacità ovvero per la qualità del suo lavoro. Può rendersi evidente la sua superiorità intellettuale e professionale rispetto agli altri membri del team che naturalmente la vedono come un nemico

- conflitto di personalità (o sindrome dei troppi galli in un pollaio). Si ha quando 2 persone entrano in conflitto a causa della forte personalità di entrambi, di solito sono in lotta per un'opportunità di carriera, una delle due ha più potere del'altra e cerca, a volte riuscendoci, di coalizzare i colleghi contro l'altra

- In alcuni casi la vittima è veramente una persona con scarse capacità lavorative, inadatta alla posizione. E' vittima di derisioni e di prese in giro anche pesanti da parte dei colleghi più giovani di solito più brillanti e a loro agio con le nuove tecnologie e la lingua inglese per esempio

L'obiettivo dei Mobbers, coloro che attuano il mobbing, è sempre quello di eliminare il problema, costringere cioè il collega indesiderato a rassegnare le dimissioni o a chiedere al management aziednale un trasferimento ad altro reparto.

In questo senso non va confuso con azioni di bullismo o “nonnismo” sul posto di lavoro: in questi casi le continue vessazioni sono il divertimento del bullo il cui interesse è anzi che la sua preda resti in azienda, per potersi “divertire ancora” con lui. I “nonni” non possono essere tali se non hanno reclute da martirizzare.

Come ci si difende?

In Italia il datore di lavoro è sempre responsabile civilmente per il clima aziendale e l'ambietne di lavoro: non solo deve essere pulito, sicuro e adatto alla persona ma anche accogliente e positivo.

Quindi la prima cosa da fare è denuciare le azioni e i mobbers alla direzione aziendale. Anche in questo caso bisogna lasciare tutto per iscritto, anche un'e-mail va bene, ma tutto deve rimanere scritto.

Con atteggiamento calmo e tranquillo, ma fermo, ci si reca dai dirigenti aziendali o dal capo del personale e si chiede un colloquio il cui contenuto si chiede di verbalizzare o di registrare.

Inoltre, bisogna sempre monitorare la propria salute, spesso il mobbing fa male alla nostra salute psicologica e fisica. Se si palesano sintomi tipicamente psicosomatici (ulcera, mal di stomaco, cefalee, dermatiti, insonnia, tacchicardia, senso di tristezza e di spossatezza....) si può richiedere una visita presso la clinica del lavoro. Medici e psicologi professionisti del campo sottopongono la persona a una serie di visite e emettono un referto che può collegare il peggioramento dello stato di salute con le condizioni lavorative subite.

Se la direzione aziendale non fornisce alcuna risposta, o una risposta che la vittima di mobbing reputa insoddisfacente, si può iniziare un'azione legale, da un lato contro il datore di lavoro, responsabile dell'ambiente lavorativo, e dall'altro contro i mobbers per esempio per le loro azioni di persecuzione e le loro vessazioni.

In realtà non è sempre facile dimostrare la molestia dei mobbers (non sono infatti rilevanti le singole azioni ma il complesso di azioni a cui una persona è sottoposta). Per esempio, spostare una cosa sulla scrivania del collega non è di per sé mobbing. Farlo in modo sistematico con l'obiettivo di confondergli le idee e di ostacolare il suo lavoro, spostando documenti importanti è certamente mobbing ma è difficile dimostrare la sistematicità dei comportamenti, soprattutto se il gruppo dei mobbers è coeso ed unito.

Elemento molto più probante, in sede giuridica è invece la maldicenza: se viene dimostrata l'infondatezza delle informazioni diffuse dai mobbers può scattare la denuncia per calunnia.

 


STALKING

 

Cosa si intende per stalking?

Il termine stalking deriva dal lessico venatorio, precisamente dall'inglese to stalk e significa appostarsi, sorvegliare una preda.

Ricalca l'attività del cacciatore, che studia i comportamenti delle prede, si apposta, le sorveglia e infine cerca di farle proprie.

Gli stalker, ovvero coloro che agiscono lo stalking, terrorizzano le loro prede tormentandole con continue telefonate, lettere minacciose, aspettandole sottocasa e pedinandole, arrivamdo in alcuni casi alla vera e propria violenza privata.

Nella grande maggioranza dei casi gli stalkers sono uomini e le vittime donne: quasi sempre alle spalle la vittima ha una storia d'amore con lo stalker che ha interrotto. Lo stalker non si è mai rassegnato alla separazione e continua a tormentare la sua ex amante. In una prima fase lo stalker cerca generalmente di riconquistare la sua amata, con regali e soffocandola di attenzioni. Quando diventa palese che i tentativi di riconquista non hanno portato a nulla, lo stalker generalmente passa alla fase detta della "vendetta" dove si compie la vera e propria persecuzione.

Secondo lo psicologo Harald Ege, per definirsi stalking, una particolare azione molesta va perpetrata con una frequenza settimanale e almeno per tre mesi. La legge americana individua invece come molesta già una proposta che venga rifatta dopo essere stata rifiutata già due volte.

 

Sempre secondo Ege esistono 3 tipi di stalking: lo stalking emotivo, lo Star Stalking, quello dei fans che infastidiscono le celebrità, e lo Stalking occupazionale, dove il conflitto nasce in ambito lavorativo.

Lo stalking emotivo, quello più diffuso, è quello che nasce in ambito privato, solitamente tra due ex amanti dove uno dei due non si è rassegnato all'abbandono.

Lo stalking delle celebrità potrebbe farci sorridere, e invece è un bel problema: molte star della musica, del cinema, della tv e dello sport vengono perseguitati giornalmente da fan che si identificano completamente con i loro miti e che non riescono a vivere senza di loro. Madonna nel 2007 ha dovuto approntare delle misure di sicurezza imponenti, più protettive di quelle dell'allora presidente degli Stati Uniti Georeg Bush. Il povero John Lennon è stato freddato per strada da un fans che completamente in trance e rapito dal suo personaggio era impazzito. La tennista Monica Seles è stata costretta al ritiro perchè perseguitata da un fan erotomane che le mandava a casa filmati e sue foto prese in situazioni inaspettate, alcune proprio sul campo da gioco.

Lo stalking occupazionale ha la stessa origine di quello emotivo: alla base di tutto c'è un “tradimento”, un comportamento da parte della dirigenza aziendale che non è stato accettato (tipicamente una mancata promozione, il far salire un collega al posto proprio, non aver più le attenzioni di un tempo da parte del proprio capo....).

 

In realtà la personalità dello stalker è dominata dal narcisismo e dal senso di onnipotenza: egli è totlamente preso da se stesso e non può tollerare di essere rifiutato. Il rifiuto di incontrarlo, da parte dell'ex amata, da parte del suo idolo o del capo, scatena in lui un senso di lesa maestà che gli suscita aggressività e violenza. Il suo senso di onnipotenza lo porta a giocare al gatto col topo cercando in tutti i modi di perseguitare le sue vittime e di esercitare un potere su di loro attraverso le azioni persecutorie.

Dal canto suo la vittima di stalking inizialmente si sente in colpa (in fondo solitamente si parte da un rifiuto da parte sua) e successivamente, quando le intenzioni dello stalker diventano moleste, si impaurisce, viene gettata in una fase di sconforto e si sente in balia del suo aggressore. E' frequente il vissuto tipo “spada di Damocle” in ogni momento, e in  modo imprevedibile, la vittima teme di veder comparire lo stalker, sul posto di lavoro, a casa sua, al telefono, vie e-mail.......

Il problema ora è: come ci si difende?

Il problema della vulnera bilità della vittima è il suo senso di essere in balia dello stalker. Perchè stia meglio deve fare 3 cose:- informare tutto il network sociale: spesso lo stalker per ottenere informazioni sulla vittima fa leva su tutte le vecchie conoscenze comuni, dagli amici al medico di base, che ingare della separazione, divulgano tranquillamente i recapiti, i numeri di telefono e le informazioni sulla persona vittima di stalking. Una volta un marito abbandonato aveva ottenuto il nuovo indirizzo della ex moglie con una banale telefonata all'assicurazione dell'auto. “Buongiorno, volevo solo sapere se mia moglie vi aveva comunicato il nuovo indirizzo?” L'operatore ha risposto “Guardi, noi abbiamo via Grandi 11, è giusto?” Quindi il primo comandamento è informare TUTTI che la relazione è finita, e che non avete nessuna intenzione di reincotnrare x.

- Non rispondere MAI allo stalker e non rispondere MAI ai numeri sconosciuti sul telefonino. E' anche possibile impostare il telefono di casa in modo che riconosca il numero del chiamante. Questo rinforza la sensazione della vittima che è possibile difendersi e diminuisce il vissuto tipo “spada di Damocle”

- se lo stalker ha trovato l'indirizzo di casa informare la Polizia che può anche appostarsi in seguito a un provvedimento del Giudice e sorvegliare a sua volta lo Stalker impedendogli di entrare in contatto con la sua vittima. Una volta una mia paziente ha ricevuto un messaggio “ti sto osservando”, ha risposto “lo so, saluta il commissario”. Per sdrammatizzare potremmo dire che la miglior difesa è l'attacco

Le persone vittime di stalking devono rivolgersi alla Polizia e denunciare lo stalker: lo stalking è un reato penale e, negli ultimi anni in Italia ci sono state delle sentenze esemplari che hanno condannato gli stalkers a anni di reclusione per violenza privata

 

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Gli studi

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