CONFLITTI SUL LUOGO DI LAVORO

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CONFLITTI SUL LUOGO DEL LAVORO

Sembrerà strano ma la maggioranza delle questioni che i miei pazienti portano in terapia riguardano problematiche sul posto di lavoro: dai conflitti personali con il collega, all'insoddisfazione per le mansioni o la retribuzione, alle lamentele per l'eccessivo carico di lavoro o il senso di ingiustizia provato nei confronti di chi si impegna meno o poco nel lavoro.

Il lavoro è una delle aree di soddisfazione attraverso le quali il nostro io si afferma nella vita sociale: avere un buon lavoro ci fornisce autostima, relazioni sociali e anche denaro e supporto materiale. Per questo molte persone investono emotivamente sul proprio sviluppo lavorativo e professionale. Di contro soffrono molto quando le proprie aspettative in tutti questi ambiti (affermazione personale, bisogno relazionale e di sussistenza materiale) non vengono soddisfatte.

Ma analizziamo meglio quali sono le caratteristiche dei conflitti sui luoghi di lavoro: ecco le principali categorie.

- Mansioni: la persona si sente sprecata o sottoutilizzata, sente di avere delle potenzialità che il datore di lavoro non valorizza a dovere e si annoia mortalmente essendo assegnato, a suo dire, a compiti ripetitivi e noiosi.

- Retribuzione: la persona sente di svolgere un ruolo strategico nell'azienda o nel servizio in cui lavora e ritiene che la sua retribuzione non sia affatto adeguata al suo carico di lavoro e alle sue mansioni.

- Stress: la persona contesta alla dirigenza scarsa attenzione ai propri bisogni di stacco e di riposo tanto che ultimamente si sente molto stressato e logorato dal lavoro che gli assorbe tutte le energie con ovvia ricaduta sulla vita sociale, relazionale e famigliare.

- Conflitti personali: insorgono ogni volta che la persona non si sente capita dai colleghi che le stanno francamente antipatici per quello che sono e per quello che rappresentano. Non piacciono perchè sono spocchiosi e arroganti, non piacciono perchè hanno abitudini e idee diverse dalle nostre, perchè tengono l'aria condizionata troppo alta o perchè hanno idee politiche ritenute odiose.

- Distribuzione dei carichi di lavoro: la persona si sente sovraccarica e stressata e contemporaneamente vede altre persone molto più "scariche" e rilassate e vive tuto ciò come un'ingiustizia.

- Conflitti relativi al che fare: sono tutte quelle conflittualità che derivano da visioni diverse dei problemi di lavoro, le soluzioni proposte sono diverse e ci si scontra su modalità e interventi. Di solito questi conflitti riguardano la dirigenza, ma non è raro che anche persone a livello impiegatizio particolarmente coinvolte entrino nel merito delle decisioni strategiche aziendali o operative dell'ufficio.

- Conflitti di personalità: si verificano quando in un gruppo di lavoro ci sono personalità forti ma molto simili. Per esempio due persone molto direttive ed eccentriche, due managers molto egocentrici, due impiegati molto presi dal loro ruolo e magari un'po arroganti che pretenderebbero di dettare loro le regole dell'ufficio.

- Conflitti morali o relativi al rispetto personale: sono tutti quei conflitti nei quali una persona si sente svalorizzata dai colleghi e lamenta una mancanza di rispetto. Tipicamente ritardi nella consegna dei lavori, mancanza di comunicazione, atteggiamenti leggeri che però indicano scarso interesse verso la persona per esempio dimenticarsi di spegnere il riscaldamento che sappiamo essere troppo alto per il collega che rimane o ignorarlo evitando di salutarlo. Questi conflitti insorgono ogni volta che una persona si trova a condannare un comportamento chiosando con l'espressione "E' una questione di rispetto!"

Il lavoro ha una valenza psicologica fondamentale: noi siamo quello che riusciamo a esprimere attraverso le nostre competenze e capacità intellettuali e se riusciamo bene nelle cose che facciamo. Una quota di conflittualità sul lavoro è fisiologica proprio perchè coinvolge tutti questi bisogni primari. Solo persone molto superficiali possono non sperimentare il senso del conflitto sul lavoro o persone che svolgono mansioni molto riccorrenti, prescritte e operative.

In tutti gli altri casi è assolutamente normale avere aspettative sia relative alle mansioni che relative alle relazioni e alla retribuzione ed è quindi normale entrare in conflitto quando queste aspettative non sono soddisfatte.

Tuttavia, esistono degli atteggiamenti individuali che favoriscono molto la composizione efficace del conflitto. Con composizione efficace intendo arrivare a una soluzione utile, costruttiva e condivisa che abbia il merito almeno di aver chiarito le aspettative della persona e le forze in campo.

Ecco quindi alcuni consigli utili per approcciare costruttivamente i conflitti.

- Tolleranza 1000: questo concetto è mutuato dal famoso slogan del sindaco di New York Giuliani "Tolleranza 0". Il suo slogan era riferito alla criminalità in città. Invece nel muoverci nel mondo del lavoro dovremmo sforzarci di applicare l'opposto, ovvero "tolleranza 1000 e anche di più". Le persone, sopratutto nelle nostre società complesse e multietniche e multirazziali sono molto diverse. Spesso i luoghi di lavoro non sono altro che la riproduzione del "villaggio globale" che popola le nostre città. Una persona tollerante e aperta al confronto è sicuramente in grado di capire tutta questa complessità e non dico di accettarla ma magari di non condannarla. Invece, le persone più sofferenti in ambito lavorativo sono quelle più intolleranti. Chi per esempio non è in grado di accettare diversità di opinioni politiche, religiose, sportive e relative ai costumi personali e sessuali ha sicuramente difficoltà a integrarsi e a inserirsi in un team di lavoro. Negli anni 60 le persone erano molto più simili tra loro: le esperienze di vita che sperimentavano i nostri padri e i nostri nonni erano molto simili. Oggi, le persone all'interno di un gruppo di lavoro possono essere diversissime, per cultura, estrazione sociale, credenze religiose, orientamento sessuale...... Solo persone molto flessibili e tolleranti riescono a gestire in modo efficace la complessità e il confronto con la diversità.

- Dialogo? Yes, please. Una delle modalità più sane di affrontare i problemi sul posto di lavoro è quello di parlarne. Spesso le persone si chiudono nel loro conflitto accumulando tensione e rancore oppure dando freddi giudizi sui colleghi attraverso i sempre più diffusi pagellini elettronici che girano via e-mail o sul server aziendale e che hanno sostituito la comunicazione interpersonale.Il dialogo serve sempre a stemperare e a chiarire le posizioni. Se per esempio vi senttite poco valorizzati provate a parlare con il vostro responsabile, se avete un problema relazionale con un collega parlategli in modo chiaro e diretto, se avete l'aspirazione di svolgere una particolare mansione provate a proporvi. Il dialogo ha due effetti terapeutici immediati: da una parte rende cosciente il conflitto ovvero ci aiuta a strutturarlo e a comunicarlo. Dall'altro quasi sempre ne ridisegna i contorni emotivi: infatti, un'emozione senza parola è sempre intrisa di grande ansia e di sofferenza, nel momento in cui si esprime attraverso la parola magicamente il contenuto emotivo si ridimensiona e si ristruttura positivamente. Infine, il dialogo può comunque portare alla soluzione del problema se dall'altra parte trovate una persona altrettanto disponibile e costruttiva.

- Positività e costruttività: lo so, sembra banale, ma chi approccia il conflitto con atteggiamento costruttivo ha molte più probabilità di risolverlo. Dovremmo cercare cioè di approcciare le relazioni in modo costruttivo non sentendoci vittime o perseguitati ma provando a proporre soluzioni che possano far bene a entrambe le parti in causa.

- Chiedersi sempre "e se fossi io a sbagliare?" Sui posti di lavoro come nella vita, spesso partiamo dal presupposto di essere dalla parte della ragione per il semplice fatto che crediamo che le nostre emozioni siano GIUSTE. Provate a osservare due automobilisti che hanno appena fatto un'incidente: entrambi scendono dall'auto con la precisa intenzione di dimostrare all'altro quanto è stato poco attento e superficiale. Ogni automobilista pensa che in realtà la colpa sia dell'altro. Ma voi, da osservatore attento, potrete notare alcune imperizie tecniche nella guida da entrambe le parti. La capacità di essere critici rispetto al proprio comportamento e alle proprie emozioni è fondamentale per costruire un buon clima aziendale. Spesso dovremmo chiederci, "e se fossi io a sbagliare?" Dovremmo cioè provare a metterci nei panni del nostro collega o capo e pensare per un momento alle sue ragioni. Uscire cioè dal luogo "dell'incidente" e provare a guardarlo dall'esterno e provare a vedere se magari anche noi abbiamo con qualche nostro atteggiamento provocato lo scontro. Le persone che sanno ascoltare gli altri e sanno riconoscer i propri errori hanno una capacità di adattamento maggiore sia alle relazione lavorative che nella vita in generale.



 

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